Il Bosco del Fauno, a Pietraroja, non è un luogo da visitare: è un’esperienza da ascoltare, da toccare, da sentire.
È nato dal sogno di Alessio, che da ragazzino — tornato da scuola — scendeva nella terra di famiglia per prendersi cura dei primi animali: due caprette e una piccola pecora. Da allora non ha più smesso.
Ha piantato paletti, costruito baracche di legno, creato ripari, salvato animali destinati all’abbandono. Anche nei momenti più duri — durante il Covid, quando il costo del mangime era insostenibile — la sua famiglia ha continuato ad accudire gli animali, arrivando persino a donare tutti i capretti nati alla Caritas pur di non permettere che fossero comprati “al chilo”.

Da quella forza, da quell’amore, è nato il Bosco del Fauno: un luogo dove ogni animale ha un nome, una storia, una voce. Le prime a vivere qui sono state le caprette e le pecore, straordinariamente socievoli e affettuose, capaci di correre incontro ai bambini come se li aspettassero. Poi sono arrivati i cavalli, i gatti della grande colonia, le oche, i maialini, gli uccellini che ogni mattina fanno “il tè” nelle casette costruite e decorate da Giuliana, dai bambini e dagli amici del bosco.

Giuliana è l’anima narrativa del luogo: con voce dolce inventa fiabe, crea mondi, insegna il rispetto attraverso storie che incantano grandi e piccoli. Il fauno, metà uomo e metà capra, simbolo mitologico e custode immaginario del bosco, appare solo a chi ama davvero la natura: un modo gentile e giocoso per insegnare ai bambini che per vedere la bellezza bisogna prima imparare a rispettarla.

Accanto a lei c’è Alessio, oggi 27 anni, il cuore operativo dell’azienda: un ragazzo empatico e competente che, con l’esempio, mostra ai visitatori come avvicinarsi agli animali con lentezza, cura e umiltà.

L’esperienza — sempre su prenotazione — è intima e misurata: piccoli gruppi, tempi lenti, nessuna forzatura. Bambini e famiglie possono accarezzare le caprette, allattare i capretti, mungere le capre, ascoltare il bosco, esplorare “Nicolandia” (dove gli uccellini depongono le uova colorate), scoprire le farfalle che tornano ogni sera “come un arcobaleno”.

E per chi vuole fermarsi più a lungo, il bosco offre anche spazi ombreggiati per pic-nic, per vivere la natura con calma, mangiare all’aperto e respirare un tempo che altrove non esiste più.

Nel Bosco del Fauno non si incontrano animali:
si incontrano anime.
E ognuna lascia un segno.

Servizi disponibili:

Animali ammessi Centri visita Da vedere Diversamente abili Mangiare Foto Prodotti tipici

Curiosità

• Le prime abitanti del bosco sono state caprette e pecore salvate da Alessio: oggi sono le più affettuose e sociali, riconoscono le persone e cercano spontaneamente il contatto umano.

• Il Fauno, figura centrale del progetto, è metà uomo e metà capra: Alessio lo ama fin da bambino. Giuliana racconta che “il Fauno si mostra solo a chi rispetta davvero gli animali”, trasformandolo in un simbolo educativo potentissimo.

• Ogni casetta per uccellini e farfalle è decorata dai bambini, che tornano anno dopo anno per aggiungere nuovi colori. Le farfalle, al tramonto, rientrano in massa nel bosco, “come un arcobaleno che si posa”.

• Gli uccellini hanno un rito quotidiano: al mattino “fanno il tè” nelle cassette preparate da Giuliana. I bambini credono alla storia — e gli adulti finiscono per volerci credere.

• Le famiglie possono fare colazione o picnic nel bosco, ai tavoli in legno sotto alberi secolari, immersi davvero nella natura.

• Durante la pandemia, per non permettere la svendita crudele dei capretti, la famiglia di Alessio ha donato per interi anni tutti i capretti nati alla Caritas.

• Molti bambini “adottano” una capretta e ricevono aggiornamenti sul suo stato, creando un legame affettivo che dura nel tempo.

 

Dicono di noi

    Non ci sono commenti